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Parco Naturale Regionale
Aveto
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Storia

Manufatti in selce e diaspro delle diverse età, oggi conservati nel Museo Archeologico di Chiavari, indagini archeologiche e polliniche e la presenza di tronchi sub fossili di abete, ben conservati, sul fondo del Lago degli Abeti hanno permesso di fare un po' di luce sull'epoca preromana.
I primi frequentatori del Parco furono tribù provenienti dal fondovalle che già ai tempi del Mesolitico (oltre 7000 anni fa) praticavano la caccia sulle montagne, ricche di selvaggina.. Successivamente, dalla fine del Neolitico fino quasi all'Età del Bronzo, altre tribù vi praticarono la caccia, ma anche il taglio e l'incendio delle folte abetine, per ricavarne pascoli. Tale attività, oltre a testimoniare l'antica origine (quattromila anni da oggi) dell'allevamento del bestiame, tuttora largamente praticato, dà conto dell'avvio del predominio del faggio sull'abete, cui concorrono anche fattori climatici.
Nell'Età del Ferro, come in molte altre aree della Liguria, le tribù, dedite ormai stabilmente alla caccia, al pascolo e all'agricoltura, provvidero a terrazzare i poggi e ad arroccarsi nei "castellari", piccoli villaggi fortificati, di cui oggi si ha testimonianza solo nei toponimi. Della successiva occupazione romana, avvenuta non senza difficoltà, come raccontano gli storici Livio, Strabone e Diodoro Siculo,data la belligeranza dei Liguri, esiste testimonianza nel ritrovamento di "tegoloni" in Val d'Aveto e a Statale, materiale edile utilizzato dalla fine della Repubblica fino al Medioevo avanzato.
Le prime fonti scritte risalgono a documenti medievali, per lo più legati alla donazione di terre. Nel 718 d.C. re Liutprando offre la Chiesa di Alpepiana ai Monaci di S. Pietro in Ciel d'Oro, una delle prime comunità benedettine insediate nella zona, un diploma di Ottone I del 972 d.C. attesta l'appartenenza di Sopralacroce, Temossi e Belpiano al Monastero di Bobbio,mentre un documento del 1103 cita la chiesa di Pietra Martina a Villa Cella, dove fu fondato un monastero sull'antico percorso che da Borzonasca portava in Val d'Aveto.
La tradizione attribuisce a questi monaci la diffusione del Vangelo nelle valli, l'assistenza ai viaggiatori, la diffusione di pratiche agricole fondamentali e la bonifica di nuovi territori. Tra questi la bonifica della palude nella piana di Cabanne, ottenuta, così dice la leggenda, liberando il corso dell'Aveto dalla paleofrana che lo fermava alla Gola del Malsappello.
La celebre Abbazia di Borzone fu essa stessa un fondamentale centro di irradiamento religioso, culturale ed economico.
Anche le direttrici viarie, per come le ricostruiscono gli storici, aiutano a comprendere come si trasforma il paesaggio nelle diverse epoche: le strade più sicure nel Medioevo erano quelle di crinale, e l'apertura di vie di fondovalle, a partire dal XVI secolo decreta il decadimento dei centri di mezza costa e delle stesse fondazioni monastiche (ad esempio quella di Villa Cella), tagliate fuori dai traffici, e il sorgere di nuovi centri viari lungo le nuove direttrici.
Per quanto riguarda le signorie locali, in Val d'Aveto si avvicendano i Malaspina (che ricevono nel 1164 il castello di S. Stefano da parte del Barbarossa), poi i De Mileto per la parte di Rezzoaglio, dalla fine del XIII secolo (che assunsero il cognome Cella dalla località Villa Cella). Nel 1495 i Fieschi di Lavagna acquistano dai Malaspina la castellania di S. Stefano, perdendola nel secolo successivo a favore dei D'Oria, dopo la confisca avvenuta a seguito della Congiura dei Fieschi (1547).
La soppressione dei feudi imperiali (1797) consegna i territori alla Repubblica di Genova, di cui seguirono le sorti.
Durante la lotta partigiana il territorio del Parco fu il fulcro della Resistenza nel levante ligure; nell'aprile 1945 le divisioni partigiane parteciparono alla lotta finale di liberazione scendendo verso la riviera di Levante.
 Teste apotropaiche
Teste apotropaiche
(foto di: PR Aveto)
 Abazia di Borzone
Abazia di Borzone
(foto di: PR Aveto)
 Castello di S. Stefano d'Aveto
Castello di S. Stefano d'Aveto
(foto di: PR Aveto)
Abbazia di Borzone
Abbazia di Borzone
(foto di: PR Aveto)
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