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Parco Naturale Regionale
Aveto
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Vegetazione e Flora

Nel corso dei secoli l'uomo ha modellato il territorio, creando ambienti particolari soprattutto per impiantare colture e allevare il bestiame: sono quindi numerosi i prati, i pascoli, le fasce terrazzate, i castagneti, i noccioleti.
Gli stessi boschi naturali sono stati rimaneggiati, privilegiando le essenze più utili: troviamo così faggete, querceti, boschi misti a carpino e orniello, sottili bordure fluviali a salici e ontani.
Grazie alla straordinaria molteplicità di ambienti, substrati e microclimi che lo caratterizzano, il Parco dell'Aveto presenta un enorme ricchezza floristica.
Per il suo territorio sono note ben 39 entità endemiche, piante cioè la cui diffusione è limitata ad areali piuttosto ristretti: un numero notevole considerata l'estensione modesta della superficie del Parco. Tra queste: la Primula impolverata, l'Aquilegia alpina, il Raponzolo a foglie di scorzo-nera, la Viola di Cavillier, la Costolina appenninica e la Ginestra di Salzmann. Peculiare è la permanenza di molti relitti glaciali, specie di origine artico-boreale (e quindi "amanti" del freddo), che si sono insediate alle nostre latitudini in epoca glaciale (si risale a circa 10.000 anni fa) e che oggi sono ancora presenti in aree puntiformi particolarmente fredde (la Felcetta alpina, diverse specie di sfagni, la Rosolida, una piccola pianta carnivora, la Viola gialla, il Doronico d'Austria, l'Anemone alpino, la Farferugine...).
Di notevole importanza sono le specie dei substrati ofiolitici, le cosiddette serpentinofite, che riescono a crescere su terreni ad alto contenuto in magnesio e perciò tossici. Questi terreni si presentano perlopiù nudi, potendo ospitare solo piante che hanno sviluppato specifici sistemi difensivi contro un substrato così "velenoso". È necessario fare una distinzione tra le serpentinofite obbligate e i relitti serpertinicoli: le prime sono piante con particolari adattamenti fisiologici, che necessitano di questi substrati per poter crescere (per esempio la Dafne odorosa e l'Asplenio del serpentino), mentre la seconda categoria racchiude piante un tempo ad ampia diffusione ed oggi in regresso a causa di mutamenti climatici e della conseguente avanzata di specie oggi più "prepotenti": i substrati serpentinitici, così selettivi, hanno rappresentato quindi un rifugio per queste specie meno competitive (es. il Bosso e la Felcetta lanosa).
Numerose sono infine le specie rare o vistose, rigorosamente protette, che abbelliscono con la loro fioritura i prati e i pascoli di montagna: i gigli selvatici, le orchidee, il Botton d'oro, le aquilegie, le genziane...
Rosolida - Drosera
Rosolida - Drosera
(foto di: PR Aveto)
Giglio martagone
Giglio martagone
(foto di: PR Aveto)
Bosso
Bosso
(foto di: PR Aveto)
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